Il peso è troppo
simbologia del mal di schiena
Vi racconto la giornata di Anna.
Anna soffia sulla fronte sudata, i capelli si appicciano addosso, il respiro è affannato. sta lavando i piatti e mentre li lava, ha un forte dolore alla schiena. Non è il momento adesso, di sedersi si è appena alzata dal letto, ancora ha mille cose da fare. La lavastoviglie si è arresa qualche mese fa, lei non l’ha chiesta, sa che può lavare i piatti. Il marito più volte ha insistito ma lei ha deciso che non vuole essere un peso economico per lui quindi lava i piatti. Arriva Giorgia, la figlia più piccola sta piangendo, in piena crisi adolescenziale l’amica sta cambiando casa. Si trasferisce, il mondo cambia velocemente per lei e quindi non ce la fa, le certezze crollano. Cerca sua madre, che smette di lavare i piatti e la ascolta, la abbraccia. Sta con lei. Nel frattempo la signora Ada chiama dall’altra stanza. Ada è la mamma di Anna, ferma a letto da un po’, si rifiuta di essere accudita da altri che non sia sua figlia Anna, non si fida di mani che non conosce. Si è svegliata e la chiama perché ha necessità di andare in bagno. Anna lascia la figlia e corre da sua madre, la alza, se ne prende cura, la lava, la porta in bagno, la rimette a letto. Il mal di schiena è più grade. Non lo ascolta, non lo vuole sentire, non ha tempo per sentirlo. Si prepara per andare a lavoro. Arriva dal fruttivendolo, dà una mano con i clienti e poi mette a posto le cassette di frutta e pulisce tutto. Il mal di schiena è insopportabile, ma non ha tempo di fermarsi, non può sentirlo, non vuole sentirlo. Deve ancora andare a fare la spesa e preparare la cena per tutti. Prima però deve accompagnare la figlia più grande in auto in città perché cena con glia amici ed non ha ancora la patente, seduta in auto il dolore prende parte dell’anca e della coscia, ma Anna non ha tempo per la schiena, stà guidando e pensa già a cosa dovrà comprare per cena. Arriva finalmente a casa, ancora in piedi, cucina, rassetta, sistema e poi finalmente in tarda serata si sdraia a letto, a quel punto si accorge che non riesce a stare sdraiata, la sua schiena urla di dolore, prende un antidolorifico e prova a dormire.
Anna è tutti noi, quando non ascoltiamo il corpo e andiamo avanti per la strada che la nostra mente ha deciso.
Cosa ci racconta la nostra schiena quando fa male? Quante persone hanno su di loro il peso di un’intera famiglia sulle spalle? Cosa ci sta dicendo la sua schiena?
Manda un messaggio simbolico, basta il peso è troppo!
Se potesse parlare direbbe: basta fermati, il lavoro è troppo io no ce la faccio! Ho bisogno di riposo, ho bisogno di distenermi, di alleggerirmi, di suddividere il peso che porti in parti più piccole, ho bisogno di aiuto!.
Spesso siamo “divisi” fra ciò che pensiamo di noi, che vogliamo fare, dall’idea che ci siamo fatti del nostro corpo e la realtà. Non ci fermiamo a stare nelle sensazioni del corpo, lasciamo che sia la mente a comandare. La pratica yogica ci insegna che mente e corpo sono uno e che in questa unione noi siamo completi. Il mal di schiena ha necessità di essere ascoltato, ha necessità di un lavoro che è fisico e posturale ed ha anche necessità di rivedere le abitudini ed atteggiamenti che hanno portato a quel mal di schiena. Solo fidandomi del sentito del corpo, posso trovare un modo per guarire…
La pratica della presenza mentale ci aiuta nell’osservazione di noi. Quali sono gli atteggiamenti, le “energie delle abitudini” che metto in moto perché arrivi il al di schiena?
Energia dell’abitudine
La chiama così il venerabile Thic Nhat Than, monaco buddista vietnamita, poeta, attivista per la pace e maestro Zen.
L’energia dell’abitudine ci spinge; ci spinge a fare cose senza che ce ne rendiamo conto. A volte facciamo qualcosa senza rendercene conto. Anche quando non vogliamo fare qualcosa, la facciamo comunque. A volte diciamo: “Non volevo farlo, ma è più forte di me, mi ha spinto”. Quindi questo è un seme, un’energia dell’abitudine, che potrebbe provenire da molte generazioni passate. Abbiamo ereditato molto. Con la consapevolezza, possiamo diventare consapevoli dell’energia dell’abitudine che ci è stata tramandata. Potremmo vedere che anche i nostri genitori o nonni erano molto deboli in modi simili ai nostri. Possiamo essere consapevoli, senza giudizio, che le nostre abitudini negative provengono da queste radici ancestrali. Possiamo sorridere dei nostri difetti, della nostra energia dell’abitudine. Con la consapevolezza, abbiamo una scelta: possiamo agire in un altro modo. Possiamo porre fine al ciclo della sofferenza proprio ora. Thich Nhat Hanh
Stando nell’ascolto di me, praticando lo stare qui e ora, in presenza, posso scorgere quale è l’energia dell’abitudine dannosa per la mia schiena e provare a cambiarla.
Noi siamo ciò che coltiviamo, siamo il cibo che mangiamo, l’acqua che beviamo, l'aria che respiriamo, la musica che ascoltiamo, le amicizie che frequentiamo, i libri che leggiamo.
Di cosa scelgo di nutrirmi oggi? Che energia scelgo di coltivare oggi?
Posso praticare la presenza mentale, stando nel respiro e nell’ascolto del corpo. Accogliere sensazioni, dolori, gioie, leggerezze, sorrisi. Comprendere cosa c’è che coltivo abitualmente in me, senza rendermene conto. Come ci insegna il maestro T.K.V Desikachar per praticare yoga (inteso nel senso ampio di presenza mentale), devo prima conoscere il punto dal quale inizio, qual è la mia situazione attuale. Accogliere il mio stato è il primo punto di partenza per il cambiamento che voglio portare nella mia vita. Ogni tipo di trasformazione, che sia il risolvere un mal di schiena come in questo caso, passa dal prendere coscienza della situazione psico-fisica che mi ha portato a quel problema, preso atto, conoscendomi, posso iniziare a modificare le mie abitudini.
Workshop - Laboratorio yoga e Mindfulness
Workshop le emozioni nel corpo, è il laboratorio pratico esperienziale di Mindfulness e Yoga rivolto a un tema specifico:
Sabato 21.02, Ansia e il senso del dovere. Strumenti utili e pratica. Osserviamo da vicino questo aspetto da cui l’ansia è composta. Da cosa nasce il senso del dovere? come mi fà sentire? che insegnamento posso coglierne?
Sabato 21.03 - Amorevole gentilezza. Strumenti utili e pratica. Che cos’è l’amorevole gentilezza? Posso generarla dentro di me? Come trovarla e praticarla. Aspetti yogici e di Mindfulness
Sabato 18.04 - Amorevole gentilezza continuazione e pratica. Conclusione percorso relativo all’ansia.
Il contributo per il workshop è di € 40,00 a incontro. L’incontro è solo in presenza
( se vorresti online questi incontri commenta questa mail).
N:B: Tutte le inscrizioni si chiudono il mercoledì della settimana dell’evento.
I posti sono MOLTO limitati.
Per l’inscrizione online invia una mail a ireneturiniart@gmail.com - per l’inscrizione in presenza invia un wazzup a 339.8188685. Gli incontri in presenza si svolgono presso lo Studio Sarasvati, via Filippo Turati 12, Collesalvetti, Livorno.
Grazie Irene
Dott.ssa Irene Turini, Mindfulness Counseling, insegnante Yoga Terapeutico e Hatha/yin yoga, Scenografa con Diploma Accademico delle Belle Arti, studiosa di disciplina Orientale e praticante di Meditazione di lungo corso. Diploma Nazionale Coni di Ginnastica Yoga e tesserata CSEN num.1090792, Formazione di Mindfulness counseling avvenuta presso un corso, Certificato CERT-0040-2011 riconosciuto dal MIUR
I miei servizi:
Incontri individuali di Mindfulness Counseling, ad approccio integrato sul copro
Percorsi singoli e di gruppo di yoga terapeutico, per problematiche fisiche e psico/fisiche
tengo regolarmente corsi di gruppo di Hatha yoga e yoga tradizionale, per orari e info 339.8188685


